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martedì
gen222008

Le Foglie: del come non esserne sopraffatti

La Casa n°2 in teoria è quasi finita. In teoria. Perché in realtà ci sono ancora un numero considerevole di lampadine appese, con relativa tristezza mista al fascino del nuovo, un paio di sciacquoni che perdono e una sorta di infiltrazione nel garage. Ma siccome si tratta del garage allora sti cazzi.

Il punto sono le foglie. Un mare.

Accade così che quando si lascia la Casa n° 1 (per capirci: i lavori in corso ci sono anche lì, perché la Carreras, dopo i nefasti della tinteggiatura di mesi addietro, coerentemente con l’incoerenza dei suoi input personali, ha deciso di ritornare a quello che io le avevo inutilmente assicurato essere la soluzione migliore, ovvero il bianco, e pertanto ci troviamo ancora una volta con secchi di vernice e operai sparsi) quando la si lascia, dicevo, per lo più nei fine settimana relativamente liberi, ci si sposta come baraccati verso Nord, verso il lago, con le intenzioni migliori di recuperare le energie che durante la settimana ormai iniziano a scarseggiare già il giovedì. Lì c’è il lago, il silenzio, il caminetto acceso, i miei giochi, il lontano da tutto e tutti. Ma sono solo intenzioni.

Ora, io a casa non faccio nulla. Detesto le mogli che mio marito è bravissimo e dentro casa fa tutto lui. Poi vedi i quadri storti e non allineati, improbabili impianti elettrici dove credi di accendere la luce e invece ti parte la lavatrice o porte e finestre fuorisquadra. Vedi soprattutto, in quelle case, una elevatura culturale molto spesso prossima allo zero. E il che è normale: se passi i pomeriggi a Le Roi Merlin o al Brico a discettare di vernici anti fungo, lampadine e mammout e trapani avvitatori elettronici, è naturale che non apri un libro manco se ti cade in testa perché hai messo la mensola con degli stop sottoquotati.

Però il giardino ha il suo perché. Soprattutto per un cittadino come me. Luogo di riflessione e silenzio, e odori e nessuna luce al neon o monitor da controllare. Ho scoperto persino che i rami del ciliegio quando li bruci nel camino fanno odore di ciliegia. Cose che neanche nei libri…

Io c’ho provato - giuro - a spazzare le foglie cadute dalla aiuola laterale n° 3 sulla rampa e sul prato (che deve respirare, dicono). Ma il gioco non vale la candela. Il rapporto lavoro-tempo impiegato (perso)- risultato è sempre squilibrato. Dunque mi sono comprato un cannone da un GigaWatt (o robe del genere) che fa un rumore infernale, pesa una mezza tonnellata e ha una prolunga di cento metri. Che cento metri almeno servono per coprire il tutto. Uno di quei cannoni che aspirano, triturano, riducono ed espellono le foglie. Una ficata, parrebbe. Una croce invece, vi assicuro, perché le foglie d’inverno sono sempre - sempre - umide e bagnate, ergo due per tre si deve aprire il tutto, immergersi con le mani nella merda della ventola attoppata, svuotare e ricominciare.

Ma non è questo il punto.

Il punto è che innanzitutto non riesco a fumare il sigaro mentre faccio l’operazione: l’attrezzo pesa troppo, sono affannato e mi va di traverso il Toscano (per la pipa neanche a parlarne). In secondo luogo mi sento in colpa per il rumore che faccio: dico io, uno (e altri come me, sono sicuro) scappa il venerdì dalla Casa n° 1 per trovare rifugio e silenzio nella Casa n° 2 e non appena arriva ti attacca sto coso che è più rumoroso di una metropolitana? In terzo luogo è una lotta impari. Perché dove hai pulito un secondo prima, un secondo dopo ci sono già altre foglie che magari c’è stata una ventata. E siccome ti rode, e parecchio, aver fatto tutto, vedere pulito e poi di nuovo sporco, in pratica ti metti a piantonare il giardino con il cannone in mano che neanche Navarone e non appena arriva una folata parti come con un lanciafiamme per raccogliere le ultime cadute. Insomma, il momento del Bollettino di Diaz non arriva mai. E l‘“Esercito che aveva disceso le valli in orgogliosa sicurezza (non) risale in disordine e senza speranza…”. E dunque vincono le foglie.

Mi mancano molto i libri alla Casa n° 2. Me li porto e riporto indietro, certo. Ogni finesettimana faccio la borsa d’ordinanza con libri e altre cosette (naturalmente li riporto indietro, poi: quelli che lasciano i libri sul comodino e li riprendono in mano una settimana dopo sono quelli che usano i libri come sonnifero, e non è il mio caso).

Sto pensando a doppia libreria - il che avrebbe il vantaggio  di sgravare la Casa n° 1 e di avere una scorta di emergenza nella Casa n° 2 - ma poi se me ne serve uno lì mentre sono qui e viceversa? Robba da farsi andare di traverso la giornata e parte della nottata.

Sono un po’ stressato? 

Vabé, fortuna che oggi è lunedì.

 

 

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