È nella solitudine della steppa, nel silenzio, nelle mie oscurità, che trovo ciò di cui sono fatto.

 

venerdì
nov202009

Sogno #10001

Per la prima volta, stanotte, il mio sogno ricorrente è cambiato radicalmente.

Ciò che per anni e anni, circa un paio di volte a settimana, in sogno, si è materializzato sempre come un “rifiuto” che mi lasciava stordito e addolorato per il tutto il giorno seguente alla nottata, ora si è letteralmente rovesciato.

Il rifiuto è diventato accoglienza. Ovvero quello che avevo sempre sperato potesse diventare. Il punto è che però il dolore della mattina dopo rimane (quasi) lo stesso. Perché se è vero che il rifiuto che ho sognato tante notti stavolta, per la prima volta, dopo anni e anni, è diventato accoglienza, è vero anche che sempre di sogno si tratta. E la mattina sento sempre la stessa “mancanza”. L’unica differenza è il sapore. Che prima era insopportabile e doloroso. Oggi invece è solo amaro e triste.

È un passo avanti?

 

PS Curioso: nel sogno, per la prima volta, c’era mia madre. E nel sogno in pratica “lasciavo” lei per ricevere l’altra “accoglienza”.

Boh?

giovedì
ott152009

Ho fondato e diretto un giornale, niente di che

Sì, in pratica, nell’ultimo anno, ho fatto questo. E lo sto facendo tuttora, sia chiaro. Con tutto quello che la cosa comporta, in termini di tempo, energie e sforzi di vario tipo.

Beh, a dire il vero nel frattempo ho tagliato un bel mucchio di rami secchi. E ho ripreso a studiare come avevo in mente. Lasciato un lavoro. E ripreso a fare sport.

Non ho ripreso a scrivere il mio romanzo e gli altri due libri che ho in mente. Bisogna rimediare. Anche perché forse si ricomincia a fare teatro. E nel frattempo patisco la mia classica crisi di energie di cambio stagione. 

Ma fa nulla.

venerdì
giu132008

You Can Never Hold Back Spring

venerdì
giu132008

Sopravvissuto (pare)

Il tutto è convincersi di una cosa che è peraltro nella natura delle cose: si sbaglia e si deve andare avanti. E non parliamo di sbagli comuni, ma di sbagli veri, grandi, grossi, con conseguenze finali.

Pare facile. Eppure alcuni non ci riescono. Altri si auto-convincono che così doveva andare (e qualcuno li invidia, per questa capacità). Altri ancora, i più, in realtà sono semplicemente sopravvissuti. Pochi invece, pochissimi, se ne rendono conto. E quasi nessuno, infine, riesce a confessarsi la cosa e ad accettarla per quella che è.

Ovvero: sopravvivenza. Più o meno facile, più o meno soddisfacente. Ma di questo si tratta: dopo un naufragio si è sopravvissuti, se ce la si fa. La vita prosegue. Si diversifica, fluttua magari con punte di serenità e felicità anche, ma la condizione di sopravvissuti rimane nel proprio stato di servizio.

Il sacrificio di portare avanti il tutto, malgrado tutto, è l’esatta dimensione che rende sacra - appunto - la nostra vita.

Forse una vita senza sacrificio non può essere sacra. Forse un naufragio è necessario, pertanto. E come tale va considerato. In qualche caso - probabilmente - addirittura sperato. 

venerdì
giu132008

Sogno 10x# (e basta così)

Anche perché a 34 anni (appena) suonati, innanzi tutto mi pare un po’ desolante continuare a tenere il conto. In secondo luogo, la cosa non ha in sé più nulla di eccezionale. Fa parte di me e comincio a non sperare neanche più che possa terminare.

(Cit: l’aceto - forse - funziona) 

lunedì
mag262008

Il casco nero è stata una scelta clamorosamente sbagliata

Per non parlare del farmi convincere a partecipare fisicamente all’acquisto dei mobili per il giardino. Il che implica la loro scelta. Presso il luogo che li vende. Insomma uno dei più detestabili e insulsi luoghi compresi nel sottobosco della periferia di Roma dove ogni fine settimana si riversano persone in cerca di diversivi per distrarsi dalla propria vita noiosa: un ipermercato. Per il bricolage, per di più.

Ma non voglio discettare di viti a brugola e stop, vernici antifungo e trapani avvitatori elettronici nonché trattorini per il taglio del prato che fanno venire orgasmi ormai impensabili a poveri derelitti di mezza età in trapasso permanente effettivo, né della editoria specializzata che pretende di insegnare a costruire un tavolino in un week end o dei semi destinati a far diventare verdi i pollici di tante signore in visibilio davanti a un vaso di simil terracotta.

Non voglio parlare neanche dei percorsi obbligati per parcheggiare, per girare tra gli scaffali, per infilarsi nel flusso della cassa numero 3 e per ritirare la merce. Voglio sorvolare anche sul reparto bagno, dove coppie saldissime entrano in crisi per la scelta di un piatto doccia o coppie in crisi perenne trovano un paio d’ore di rinnovata armonia tra la scelta delle piastrelle che li trova insapettatamente d’accordo e il breve (si fa per dire) volgere del tragitto a ritroso fino a casa. 

Voglio solo dire che la moto nera - che nel frattempo è arrivata - è una ficata, ma non necessariamente dovevo comperare due caschi in tinta, visto che inaspettatamente (?) a Roma siamo passati da 16 a 32 gradi, il GRA è sempre troppo lungo, e per un colpo di calore rimediato nel tragitto sono due giorni che ho mal di testa.

Per non parlare del fatto che i mobili, alla fine, sono stati scelti ma non trasportati. Io e la Carreras si era in moto del resto. E il necessario successivo viaggio per completare il tutto avverrà senza di me, per forza. 

mercoledì
mag142008

Sogno 10x#

Vabè, ogni commento è (ormai) superfluo…

(il fatto di segnarlo, ogni tanto, invece non lo è: così vediamo dove e fino a quando si arriva ok?)