Dissidenza giustificata
Lo era già da prima, beninteso, ma a questo punto diventa sacrosanta. Parliamo di dissidenza. Non esiste più un motivo che sia uno per il quale ogni cittadino di questo Paese debba continuare a rispettare imperterrito le regole di uno Stato che non le rispetta a partire dal suo primo cittadino. Non torneremo sul punto - già affrontato ieri da Zamboni e Mannino come si conviene - ma sulla portata morale ed etica del fatto in sé.
E sia chiaro, il punto non è tanto una dissidenza dal punto di vista del rispetto della legge e delle regole - vi sono più, in questo paese, leggi e regole certe? - quanto dal punto di vista male ed etico. Ciò a cui stiamo assitendo in Italia è ancora e sempre di più un tutti contro tutti. Ove soprattutto, una parte di questi tutti - in questo caso la “casta” - si appropria di leggi, Costituzione e norme per fare il proprio porco comodo. Il resto del parco buoi si adegui. Ovvero si scanni al suo interno.
E non è neanche delle leggi stesse (…)
(per Ribelle Quotidiano)
editoriali
lunedì, marzo 8, 2010 at 10:32AM 

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