martedì, marzo 16, 2010 at 8:21 AM
8:21AM
Il tema del voto, meglio, del non voto, è stato sollevato giorni addietro su queste stesse pagine da Alessio Mannino e ha suscitato non poco riscontro, in termini di contatti, email ricevute e commenti.
Torniamo brevemente sull’argomento - Massimo Fini, in uno dei suoi libri di maggiore successo, ovvero “Sudditi”, ha scritto in merito parole praticamente definitive.
Partiamo dall’assunto, naturalmente, che un tema del genere interessi unicamente chi non trova, tra i partiti, le liste e le coalizioni che si presentano a una qualunque tornata elettorale, qualcosa che si avvicini anche lontanamente alle idee che gli sono proprie. In caso contrario è inutile insistere: se c’è qualcosa per cui ci si sente di poter e dover votare il discorso non si pone.
Per tutti gli altri invece la cosa è rilevante.
Se non vi è nulla che si avvicini, neanche per sbaglio, a ciò che si intende portare avanti, i casi sono due: si vota per il meno peggio oppure non si vota affatto.
C’è un terzo caso, che vale la pena chiarire immediatamente: andare a votare e annullare la scheda. Partiamo da quest’ultimo, visto che descrivere l’impatto di tale scelta è di una semplicità assoluta. Dunque, chi decide di andare a votare, ma senza accordare (…)
(per Ribelle Quotidiano)
martedì, marzo 16, 2010 at 08:21AM
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